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Asseverazione di conformità dei rapporti…

04-11-2019 Hits:1277 Lo sapevi che...? iuorio - avatar iuorio

Lo sapevi che il Consulente del Lavoro può asseverare la regolarità della tua azienda, la conformità dei rapporti di lavoro, promuovendo la diffusione della cultura della legalità? Come? Attraverso la procedura Asse.Co. che, grazie...

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Angela Coviello: il senso di responsabil…

05-08-2019 Hits:1469 Fiscale iuorio - avatar iuorio

Co-fondatore dello Studio, Angela Coviello è da sempre presente nelle fasi più significative dell’attività professionale. Nel corso degli anni è riuscita a bilanciare i due elementi che hanno dato continuità...

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Corrispettivi elettronici: cosa sono e c…

07-07-2019 Hits:829 Lo sapevi che...? iuorio - avatar iuorio

Cosa sono? Come stabilito dal Dlgs. 127 del 2015 modificato, da ultimo, dalla L. 145 del 2018, a far data dal 1 gennaio 2020 gli operatori che effettueranno operazioni di cui...

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Organizzazione delle attività negli studi professionali: cosa serve per migliorarla?

Organizzazione delle attività negli studi professionali

In Italia i liberi professionisti sono circa un milione e mezzo, con una media di 17 professionisti per mille abitanti, quando la media europea è 10,9 ogni 1000 abitanti. Età media 46 anni, uomini per 2/3, poco più della metà occupati in attività di contabilità, legali, consulenza aziendale, architettura e ingegneria.

Sono i dati diffusi dal rapporto 2017 sulle libere professioni in Italia, a cura dell’Osservatorio delle libere professioni, promosso dalla Fondazione Confprofessioni  - Confederazione Italiana Libere Professioni.

Un quadro dettagliato su un settore dai contorni non ben delineati sotto l’aspetto statistico ma che rappresenta una categoria sempre più in aumento, a dimostrazione di come il mondo del lavoro stia cambiando velocemente.

Proprio perché è una fetta significativa del mercato lavorativo, sarebbe importante ed utile “entrare” negli studi professionali, per vedere come si svolgono le singole attività.

Scopriremmo che, nella maggior parte dei casi, l’organizzazione ricade su una sola persona, con tutte le conseguenze del caso. E questo per una sua stessa decisione accentratrice. Per la difficoltà a delegare compiti e responsabilità.

Gli effetti principali di una gestione simile sono:

  • la difficoltà a semplificare i processi
  • l’incremento dello stress
  • l’aumento dei tempi per lo svolgimento delle attività
  • un ambiente di lavoro poco sereno
  • la rinuncia a fare percorsi di qualità e investimenti per crescere.

Spesso la gestione delle attività negli studi professionali è fatta in modo improvvisato, basandosi più sulla buona volontà delle persone che sull’applicazione di processi e strumenti già testati, nati proprio per semplificare il modo di lavorare e che molte volte sono ignorati per paura, superficialità o perché "abbiamo sempre fatto così". 

Lavorare in un ambiente simile significa non avere le energie necessarie per una formazione approfondita ma operare in modo quasi meccanico, un errore enorme in una realtà in rapida trasformazione come quella odierna, con il rischio di non riuscire a rispondere alle nuove sfide ed essere tagliati fuori da percorsi vincenti.

Altra difficoltà di molti studi professionali è fare rete, sia con i colleghi specializzati che con altri studi professionali, privandosi in questo modo della possibilità di crescere, di avere nuovi stimoli e soprattutto di lavorare in modo più spedito, offrendo ai propri clienti il meglio dell’offerta presente sul mercato.

 

FONTE

 

Commento a cura di Daniela Iuorio - Consulente del lavoro

Dal mio confronto quotidiano con i colleghi emerge proprio la difficoltà organizzativa, il carico di lavoro e la fatica di gestirlo, il cliente che disturba senza orari, la costante pressione con la quale si è obbligati a convivere, il poco tempo per formarsi.

Buona parte della causa dei nostri mali però, è bene dirlo, siamo proprio noi professionisti. Un po' per cultura, un po' per necessità, un po' per diffidenza, non deleghiamo, non molliamo e spesso… non viviamo. Occorre dunque un reset motivazionale. Abbiamo mezzi e strumenti, capacità e potere di essere padroni del nostro tempo e del nostro lavoro. Basta guardarsi intorno e avere il coraggio di cambiare.

Per carattere e propensione professionale ho sempre coltivato i rapporti, non soltanto professionali, con le mie dipendenti (amo di tanto in tanto, ad esempio, uscire con loro per un aperitivo o una cena, creando quella confidenza che è necessaria e che dà loro un senso di appartenenza e serenità). Il mio sguardo è sempre vigile ma ho estrema fiducia in loro, lasciando spesso iniziativa sulle attività da svolgere e tenendo alto il dialogo ed il confronto per intercettare sul nascere possibili incertezze o problemi.

Costruendo un clima familiare sul luogo di lavoro si riducono le tensioni, si lavora meglio e si riesce a fornire un servizio ancora più professionale.

Sul campo, lavorando con le aziende per la gestione del personale e la consulenza del lavoro, ho potuto toccare con mano quanto sia facile complicarsi la vita da soli. Ipotizziamo una non corretta comunicazione con il candidato dipendente in fase di selezione: poca chiarezza nella trattativa, accordi presi senza valutazioni obiettive o mal esposti, possono far nascere difficoltà nella gestione del rapporto di lavoro, incomprensioni, malintesi e malumori reciproci che diventeranno nel tempo ingestibili, portando inevitabilmente ad una prestazione lavorativa resa soltanto per necessità e non con passione o impegno.

Il mio ruolo verso i clienti è anche questo: consigli e suggerimenti che non si limitano soltanto ad una buona consulenza del lavoro, ma che cercano di andare oltre, di prevenire complicazioni e creare un piacevole clima aziendale.

Non esiste, per me, soddisfazione più grande che poter vedere le mie parole diventare azioni consapevoli del cliente.

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