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Ridurre l’orario di lavoro? Due esempi virtuosi possono tracciare la strada

 Work life balance

Il tempo dedicato al lavoro ed il tempo dedicato alla propria vita al di fuori del lavoro. Il tempo per la creatività/produttività ed il tempo tutto per sé. Un tempo che potrebbe essere il frutto dell'equilibrio perfetto fra i due.

Ci si riferisce a questo - al Work-Life Balance, come si dice sempre più spesso - quando si parla di riduzione dell'orario di lavoro, un tema di non facile trattazione nel nostro Paese, abituato ancora alle classiche otto ore al giorno di lavoro, meglio se trascorse in ufficio, per 40 ore settimanali. Senza contare gli straordinari e il lavoro che spesso viene portato anche a casa.

Di esempi positivi per il modo in cui si è provato a dare corpo a questo equilibrio, ne esistono diversi. Due recenti, in particolare, ci giungono da realtà aziendali europee: tedesche e danesi, per la precisione.

In Germania, un'azienda situata nei pressi di Monaco, ha proposto ai suoi dipendenti turni di sei ore anziché otto, con una riduzione dell'orario settimanale di ben dieci ore, passando da quaranta ore settimanali a trenta. A quale condizione?

Senza pausa pranzo - se non per il caffè, e senza accesso ai social network o ad altri account personali. Senza distrazioni, insomma, e senza leggere ogni notifica o sbirciare i post di amici e colleghi su Facebook. Risultato?

Il nuovo orario di lavoro ridotto è stato testato a partire dallo scorso febbraio, con grande soddisfazione sia dei dipendenti che dei dirigenti, i quali si augurano che anche altre aziende seguano il loro esempio e vadano nella direzione di concentrare l'impegno lavorativo, senza fagocitare tutta la vita del dipendente.

Spostandoci in Danimarca, Paese sempre presente ai primi posti nelle classifiche di felicità e benessere dei propri cittadini, scopriamo un altro esempio. La giornata di lavoro inizia presto, alle 8.00, per terminare nel primo pomeriggio, alle 16.00. E il venerdì finisce ancora prima. Con un totale settimanale pari a 33 ore di lavoro. Gli straordinari non si fanno e restare in ufficio fino a tardi non è considerata una esperienza da imitare.

Queste realtà lavorative ci raccontano altri scenari possibili e rappresentano degli esempi virtuosi a cui guardare anche nel nostro Paese. 

 

FONTI:

 

Commento a cura di Daniela Iuorio - Consulente del lavoro

Riflettendo sull’attuazione di questi sistemi di work-life balance e sulla possibilità di renderli effettivi anche nel nostro Paese, mi viene in mente un motto di sessantottina memoria "Lavorare tutti lavorare meno", a dimostrazione del fatto che noi italiani, almeno nelle intenzioni, abbiamo le idee chiare da oltre cinquant'anni.

Oggi poi, qualcosa di effettivo c’è, lo smart working, ad esempio, che con il suo sistema flessibile di gestione del lavoro riduce i costi degli imprenditori e garantisce maggior equilibrio di vita ai lavoratori.

Qualcos’altro è stato pensato, mi sovviene una proposta di legge regionale, la prima in Italia, esternata lo scorso anno dal Prof. Alleva in Emilia Romagna, il quale calcolava che, riducendo per ogni 4 dipendenti l’orario di lavoro se ne sarebbe potuto assumere uno nuovo.

Tra fatto e pensato però, manca ancora un tassello: la mentalità giusta.

Mi riferisco tra gli altri, al Reddito di Cittadinanza di recente introduzione normativa che, al contrario di quanto accade nel Nord Europa, è subito diventato, in maniera equivoca e comica, il sogno proibito degli italiani. Siamo un popolo intelligente che però non si applica e non sa nemmeno copiare in maniera corretta.  

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